SCOPRIRE L'UOMO SCAVANDO DENTRO SE STESSI - QUESTO A MIO AVVISO E' IL FINE DI TUTTO - E' INDUBBIAMENTE LA PIU' STIMOLANTE DELLE AVVENTURE - Walter Bonatti

sabato 18 dicembre 2010

"NON MOLLARE MAI"

Tempo fa pensando alle vicissitudini della vita e della storia delle persone che conosco, e delle mie personali, mi veniva in mente questa frase : "NON MOLLARE MAI"
Cercando nella "rete" questa frase e chi puo' averla usata mi sono imbattuto in questa frase di Ambrogio Fogar, il mio "avventuriero" preferito :

«È la forza della vita che ti insegna a non mollare mai, anche quando sei sul punto di dire basta.»



Ambrogio Fogar


Quando salgo una montagna, quando mi prendo un impegno, quando manca una persona cara.........mi viene in mente questa frase :
"NON MOLLARE MAI"
Il trekking mi ha insegnato anche questo.......i miei riferimenti di giovinezza come Ambrogio Fogar, Messner e tanti altri mi hanno insegnato questo...........
A volte prima di intraprendere una escursione o una salita, guardo il mio obiettivo e mi chiedo : ma io devo arrivare la' sopra? Sono in grado con le mie forze di farlo?
E poi puntualmente gradino dopo gradino, passo dopo passo arrivo alla meta.
Noi tutti nel nostro intimo siamo dei "trekker" di noi stessi, protesi verso l'avventura della nostra vita.
Protesi verso luoghi sconosciuti dentro noi stessi e verso il nostro futuro.
Solo noi per raggiungere i "nostri" obiettivi possiamo dire :
"NON MOLLARE MAI"
Avventurieri ed esploratori di noi stessi.
Incoscenza e cocciutaggine sorda a tutto, non vanno di pari passo con questa frase ben diversa nella sua essenza.
Una volta mio padre si arrabbio' moltissimo quando io piccolino, facendo i piccoli lavori nella casa di campagna, li lasciavo sempre incompiuti, e lui mi disse : non porti mai a termine un lavoro! Se ti prendi un impegno devi portarlo a termine! Nella vita cosi' non combinerai mai nulla!
Parole sante che ho stampato indelebili nella mente, pronunciate da un uomo che ha trascorso sette anni della sua giovinezza in guerra, e tornato con i capelli leggermente imbiancati si e' rifatto una vita e una famiglia, con un lavoro molto qualificato partendo da meno di zero.
E mi viene in mente questa frase :
"NON MOLLARE MAI"

martedì 30 novembre 2010

DUE CONSIGLI SULLE RACCHETTE DA NEVE


E' arrivata la neve e si preannuncia un inverno ricco di nevicate, una vera manna per chi ama avventurarsi tra boschi e valli in compagnia delle racchette da neve.
Sono un attrezzo indispensabile per l'escursionista che vuole muoversi nella neve fresca.
Sono state ideate dagli indiani delle foreste canadesi per spostarsi velocemente nei luoghi innevati, ma comunque vi sono prove che altri popoli le usavano, una volta che avevano scoperto che aumentando la superficie di appoggio sulla neve si sprofondava meno sul soffice manto candido.
Adesso sono diventate piu' che un attrezzo per migliorare la capacita' di spostamento nella neve, un attrezzo di moda ed a volte usato inutilmente su sentieri battuti dove non si sprofonderebbe neanche se si saltasse con gli scarponi sopra la neve.......
Le racchette da neve o le cosiddette "ciaspole" usando il termine piu' "regionale", sono invece molto utili e divertenti quando vengono usate per percorsi effettuati in neve soffice e in piena liberta' fuori dai sentieri battuti.
Quando arriva il momento di acquistarle la scelta si fa molto piu' difficile.
Ed allora come si fa a scegliere una buona racchetta da neve?
Per prima cosa vi consiglio di fare una  o due uscite di prova, per capire un po' il sistema di utilizzo, con delle ciaspole prese a noleggio, oramai chi noleggia sci e slittini ha a disposizione delle racchette da neve da noleggiare.
Gia' in questo modo riuscite a capire quali sono le vostre necessita' di utilizzo di questi attrezzi.
E' quindi importante definire molto bene "cosa si vuole fare" con le racchette da neve : se percorsi facili  e pianeggianti su luoghi ben tracciati, oppure se le utilizzate in modo piu' "estremo" su percorsi con situazioni di pendenza, innevamento e difficolta' piu' elevate.
Se il vostro utilizzo e' molto "soft" vanno bene anche prodotti economici senza caratteristiche tecniche particolari.
Se il vostro utilizzo e' invece piu' "hard" vi consiglio di vagliare bene l'acquisto perche' vi servono delle racchette da neve robuste ed affidabili ed ora vedremo come devono essere.
Innanzitutto prima di fare l'acquisto e prima di farvi influenzare dal venditore.......
Prendetele in mano, osservatele e rigiratele per bene.
La struttura deve essere molto robusta e non eccessivamente flessibile, perche' quando siete su pendii inclinati devono sostenere bene il vostro peso senza deformarsi troppo.
Consiglio di orientare la scelta su racchette da neve in materiale plastico come il polipropilene adatto alle temperature "estreme".
Devono essere di forma piu' stretta dietro per non inciampare durante il cammino.
Un'altra caratteristica importante e' che devono avere lo snodo dell'attacco molto robusto, e l'attacco deve avere una ottima regolazione alle varie misure di scarpone ed una allacciatura molto robusta, io prediligo il sistema di bloccaggio dello scarpone con le fettucce ed aggancio tipo "zaino" che permettono di stringere bene e bloccare lo scarpone sulla ciaspola.
Poi girate la racchetta da neve sottosopra ed osservatene il "fondo", deve avere delle nervature che servono ad irrigidire la struttura ed a limitare lo scivolamento laterale in neve soffice, meglio se sono anche leggermente arquate sui bordi, ed inoltre devono essere dotate di un buon numero di punte di acciaio o lame seghettate utili per lo spostamento su pendii lastronati di ghiaccio.
L'attacco dello scarpone inoltre deve essere dotato frontalmente di rampone dentato frontale utilissimo quando si affronta un pendio molto ripido e che serve per "mordere" la neve dura in salita.
Oramai tutte le ciaspole di buon livello sono dotate di alzatacco e di bloccaggio dell'attacco per utilizzi in salita e neve fresca.
In base al vostro peso inoltre prendete la racchetta da neve della dimensione adeguata, sulla confezione normalmente e' indicata la classe di peso relativa.
Quindi vi consiglio di non risparmiare troppo sul prezzo se il vostro utilizzo e' impegnativo.
Dopo aver effettuato questo breve esame della racchetta da neve siete gia' in grado di effettuare una buona scelta del vostro nuovo strumento per effettuare escursioni nella neve.
Due consigli : la ciaspola non puo' sostituire i ramponi quindi evitate di utilizzarle per salite "alpinistiche" non sono adatte a tal scopo, e prima di avventurarvi su zone a forte innevamento vagliate bene la situazione di pericolo valanghe consultando i siti specializzati (che trovate nei link con i simboli anche qui a fianco) o chiedendo in loco informazioni sulla situazione del manto nevoso.
Buon divertimento !!!

martedì 16 novembre 2010

GRUPPO DEL LAGORAI Tedon Malga Caldenave

La Catena dei Lagorai e' costituita da montagne che non raggiungono i 3000 mt, la piu' alta cima della catena e' Cima D'Asta con i suoi 2847 mt , tuttavia la Catena e' molto estesa e pochissimo urbanizzata , si puo' considerarla una vera Wilderness alpina !
I luoghi che si attraversano sono molto selvaggi, costituiti da boschi, rocce, laghetti alpini molto suggestivi, e sono luoghi dove sono stati ambientati vari film tra i quali L'Orso di Jean Jacques Annaud.
La maggior parte della sentieristica si svolge in quota senza dislivelli da "superallenamento".
Parcheggiate le auto al paesino di Tedon e preparati zaini ed attrezzatura tra i quali i nuovi bastoncini da trekking della Gabel che in un prossimo articolo vi illustreremo nelle loro caratteristiche tecniche ed ergonomiche, abbiamo iniziato la nostra escursione imboccando la strada forestale e percorrendola per un tratto.
Poi si imbocca il sentiero n.332 che prosegue costeggiando il Rivo di Caserine.
Seguendo il sentiero si sbuca sulla Piana di Caldenave che da' il nome alla Malga omonima, seguendo poi il sentiero n.360 che attraversa un bosco di conifere si arriva in un altro slargo che ad anfiteatro sembra abbracciare i Laghetti dell'Inferno, in un luogo che con il nome non ha proprio niente a che fare vista la bellezza selvaggia che lo caratterizza.
Proseguendo verso nord si sale verso il passo e seguendo il sentiero con la vista del Montalon e le Cime del Gruppo di Rava, si raggiunge un "baito" che ottimamente attrezzato e restaurato e' disponibile come ricovero di emergenza per chiunque ne abbia bisogno.
Dietro al "baito" si prosegue per il sentiero che sale lasciando il Monte Conseria sulla destra e che si raccorda con il "Sentiero Nomadi".
Seguendo il Sentiero Nomadi si sbuca sull'anfiteatro del Lago Nassere e costeggiandolo si scende per il sentiero che raggiunge Malga Nassere e poi si prosegue per la strada forestale che ci riconduce al luogo di partenza.
La difficolta' e' Escursionistica, con la neve che abbiamo incontrato sul percorso abbiamo avuto qualche difficolta' a trovare le tracce del sentiero.
Il dislivello e' di 800 mt circa.

giovedì 14 ottobre 2010

APPENNINO TOSCO EMILIANO AL RIF.BARGETANA


Un trekking di due giorni nell'Appennino Tosco Emiliano, una facile "sgroppata" tra boschi e vallate, in cresta sul confine tra Toscana ed Emilia, con brughiere di mirtillo che ci confortavano durante il "viaggio".
I boschi in questo periodo si tingono dei colori caldi della tavolozza, e si riempiono di profumi di sottobosco carico di funghi ed altre piante.
I crinali che salendo verso la cresta del monte ti distendono la vista e rendono piu' gradevole l'escursione con il tipico venticello di cresta che rinfresca la "fatica".
Bellissimo il camminare in quota, e l'attraversamento di faggete con forme ed intrecci straordinari di radici,tronchi e rami, tanto che a volte si fa fatica a capire dove sta l'alto ed il basso..........
Il nostro trekking inizia al Passo della Pradarena (mt.1575) imboccando il sentiero carrabile che sale a tornanti sul fianco del Monte Asinara aggirandolo poi in quota sul lato sud, proseguendo si discende  fino al Passo della Comunella (mt.1599).
Dal Passo della Comunella si prosegue attraversando la localita' della Paludetta (mt.1689), e attraversando sempre in quota il versante sud del  Monte Sillano, qui si percorre il sentiero 00 che risalendo il versante sud-est oltrepassa la sorgente il Monte (mt.1721) e sale alla cresta del Monte Soraggio (mt.1680).
Alla localita' Le Porraie con l'omonimo monte la si oltrepassa e si scende  al Passo del Romecchio (mt.1680) dove si trova anche l'Oratorio di S.Bartolomeo.
Proseguendo per il sentiero n.633 si giunge al Rifugio Bargetana (mt.1740) che si trova sul percorso della GEA (Grande Escursione Appenninica), vicino al Rifugio si puo' visitare con una breve passeggiata il Lago Bargetana, incastonato in un circo roccioso di origine glaciale.
Dopo una gradevole notte al rifugio, il nostro ritorno si svolge sull'altro versante percorrendo il Sentiero Glenda (creato in nome della ragazza che gestiva il Rifugio e che e' scomparsa in un tragico incidente, la sua opera ed il suo amore per quei luoghi sono ancora presenti e portati avanti da familiari ed amici).
E l'escursione di ritorno prosegue per la comoda strada forestale e sentieri che attraversando le faggete ci conducono alla nostra meta che e' il paese di Ligonchio.
Una facile escursione lunga ma rilassante, in luoghi regno del cervo, del capriolo, del cinghiale, della volpe e del lupo.
Sicuramente da ripetere!

lunedì 11 ottobre 2010

IL BRAMITO DEL CERVO


Nella Bargetana in Appennino Tosco Emiliano i primi giorni di ottobre mentre i boschi si colorano dei riflessi dell'oro, dal tramonto fino all'alba e durante le prime ore del mattino si sentono dei suoni bassi e profondi che risuonano a molta distanza nel bosco, e per chi non li riconosce possono risultare un po' inquietanti per la loro potenza, ma sono i bramiti dei cervi maschi che chiamano le femmine dimostrando tutta la loro forza con un "suono" che risuona nella vallata ricca di foreste di faggio.
Peccato non sono riuscito a registrare e riprendere tale evento ma vi propongo questo video di YouTube.......



In uno dei prossimi post vi descrivero' il tragitto del nostro trekking di due giorni in Appennino Tosco Emiliano.

lunedì 27 settembre 2010

ROCK

Roccia.
Sentieri e pareti..............di roccia.
Quando li percorro a volte mi suonano in mente note.......Rock.
Note dure e musica dura come le rocce che si percorrono, e che nulla regalano, in perfetta sintonia con la loro essenza.
Ma che regalano momenti duri che possono aprirsi in inaspettati momenti dolci e suadenti, come un panorama grandioso, come una conquista di un luogo inaccessibile, come un gioco di note e di suoni dolci e melodici........nella loro durezza!
Non ci sono scorciatoie, nulla e' regalato, ma a volte il premio puo' essere grande per chi lo sa apprezzare, come una canzone di Bruce Springsteen o degli U2, o come un luogo meraviglioso scoperto ed esplorato, o come un panorama sulle piu' belle Crode Dolomitiche.
Rock.

DOLOMITI D'AMPEZZO NEL NUVOLAU E AVERAU






Che dire! un paio di ferrate facili per raggiungere luoghi dai panorami bellissimi e ancora una giornata regalata per il bel tempo che ci ha permesso di fare tanto.
In sintesi : siamo partiti dal Passo Giau mt.2336 e abbiamo percorso la ferrata del Ragusel raggiungendo poi il rif.Nuvolau mt.2575 e poi siamo discesi fino al rif.Averau mt.2413 e abbiamo percorso la ferrata Averau dove giunti alla vetta mt.2649 siamo discesi per la stessa ferrata della salita.
Una volta giunti al rif.Scoiattoli con un magnifico panorama sulle Cinque Torri (oramai diventate quattro perche' una di esse e' crollata alcuni anni fa) siamo tornati al Passo Giau nostro punto di partenza ed arrivo.
I panorami che ci regalano questi luoghi sono a dir poco unici : le Tofane, la Croda Da Lago, il Cristallo, il Sorapiss, la Croda Rossa ed infine la Marmolada con il suo ghiacciaio unico ed inconfondibile.......
Gli animali che ci hanno accompagnato nel nostro percorso : le marmotte e un branco di camosci con i loro piccoli.
Il dislivello complessivo e' di mt.680
La difficolta' : EEA con obbligatorio set omologato da ferrata.
Ancora luoghi che lasciano senza fiato per le bellezze che si presentano alla vista, e le Cinque Torri che passandoci sotto vien voglia  di deviare dal sentiero e salirle su quelle belle pareti verticali e movimentate ma nello stesso tempo incerte per i loro continui assestamenti, e scusatemi l'accostamento, ma mi sembrano una metafora della vita.........sai cosa ti succede in quel preciso istante ma non sai cosa ti puo' accadere nel futuro, puoi solo cercare di prevederlo...........

lunedì 20 settembre 2010

GRACCHIO ALPINO


Dopo una salita oppure una arrampicata frutto a volte di fatiche di una certa entita', felice per aver raggiunto una cima........chi mi trovo ?
Lui !
Il gracchio alpino che con tutta naturalezza sale volando dal fondo della vallata e mi osserva volteggiando con la sua presenza educata.
Poi si posa vicino ed infine con tutta naturalezza scende da dove e' venuto........
A volte come lo invidio, pero' per lui la conquista delle cime acquista ben poco significato!
Benvenuto amico che ci fai compagnia nelle vette!

mercoledì 15 settembre 2010

DUE CONSIGLI SUI BASTONCINI DA TREKKING

All'inizio ero un po' scettico ad utilizzare i bastoncini telescopici, addirittura non capivo come potessero essere utili due "orpelli" che bisognava stare attenti a dove appoggiarli sulle rocce.........
Ma poi li ho provati e mi sono dovuto ricredere ed adesso non li lascio mai a casa quando esco nelle mie escursioni, anzi se sono senza mi sento come un cowboy senza cavallo!
La coppia di bastoncini sono parte dell'attrezzatura indispensabile del trekker.
Per prima cosa adoperandoli non si gonfiano piu' le mani come salsicce create dal miglior norcino.....
Poi aiutano a mantenere l'equilibrio trasformando noi bipedi in "quattrozampe", e servono a ripartire lo sforzo delle gambe anche sulle spalle.
Se si usa la tecnica dello sci da fondo classico mantenendo un ritmo costante e ben coordinato la progressione in salita e' di molto superiore a chi non usa i bastoncini.
In discesa poi alleggeriscono lo sforzo delle ginocchia e servono nei passaggi piu' impegnativi a mantenere l'equilibrio durante un salto di gradoni e possono servire come appoggio per saltare un torrente.
Bisogna abituarsi a mantenere il ritmo e passo anche se si incontrano terreni scoscesi o con rocce sparse, una volta fatta l'abitudine a colpo d'occhio si impara a dove posizionare i bastoncini in posizione stabile e ferma.
A mio modesto parere questo serve molto anche come allenamento per la vista, il coordinamento fisico, la velocita' mentale, la concentrazione.
I benefici fisici apportati dall'uso dei bastoncini non si fermano qui : servono come allenamento alla parte alta del corpo, con allenamento di spalle e braccia, servono a ripartire ed alleggerire le sollecitazioni alle articolazioni di gambe e bacino, servono a stimolare e favorire la respirazione con il movimento e con lo sviluppo della capacita' della cassa toracica.
La scelta dei bastoncini deve essere fatta senza risparmiare troppo sul prezzo, e comunque bisogna valutare molto bene le caratteristiche tecniche di questi attrezzi.
Devono essere leggeri per non affaticare le braccia durante i trekking piu' lunghi, devono essere a tre sezioni telescopiche perche' a mio parere si possono riporre (sempre con le punte verso il basso) e trasportare meglio (provate voi a fare un percorso scosceso ed impegnativo con delle aste lunghe che escono dallo zaino incastrandosi su ogni anfratto o quant'altro!), con tre sezioni si possono regolare piu' accuratamente, scegliete bastoncini con sistema di fissaggio stabile e duraturo, devono avere puntali in acciaio antiusura ad esempio in tungsteno, con inpugnature comode ed ergonomiche (io prediligo i bastoncini con il rivestimento dell'impugnatura anche nella parte bassa perche' cosi' non devo accorciarli in salite scoscese basta solo spostare la posizione delle mani in basso).
Come regolarli ?
L'altezza giusta dei bastoncini nel trekking e' quella che in relazione alla vostra altezza vi posiziona il braccio e l'avambraccio ad angolo retto con il bastoncino impugnato correttamente.
Quando li avete usati magari con la pioggia, smontateli ed asciugateli, non usate mai oli e spray al silicone, tutta la pulizia va effettuata sempre a secco!
Ed infine due consigli : non infilate mai la mano nei laccioli anche se potrebbe risultare comodo, perche' in caso di caduta e perdita di equilibrio e' meglio abbandonarli ed avere le mani libere per proteggersi dalla caduta.
Usate le rotelle attorno ai puntali anche d'estate perche' queste vi permettono di non fare incastrare le punte dei bastoncini tra i sassi, spaccature ecc.
Ed ora buona escursione!!!

lunedì 13 settembre 2010

PIZ BOE' - GRUPPO DEL SELLA

Un bel trekking in alta quota organizzato ottimamente dal Gruppo Amici della Montagna.
Abbiamo toccato la cima di una delle piu' belle montagne delle Dolomiti, a dire il vero a mio parere e' molto difficile giudicare quale siano le piu' belle montagne Dolomitiche..........
Mica per niente le Dolomiti sono state decretate Patrimonio Universale dell'Umanita' dall'UNESCO.
Tornando alla nostra escursione, siamo partiti da quota mt.2053 imboccando il sentiero n.656 del CAI e passando sotto le pareti verticali del Piz Ciavazes e le Torri del Sella.
Abbiamo proseguito nella Val Lasties e salendo si giunge ad una "piana" il Plan de Siela con ancora vegetazione e rocce sparse con un contorno di pareti rocciose che creano un "palcoscenico" spettacolare dove la natura fa la parte della protagonista principale della scena.
Si prosegue sempre salendo sul sentiero e tralasciando il sentiero che sulla destra porta direttamente alla Forcella Pordoi si giunge in un ambiente di effetto quasi "lunare" il Plan de Roces.
Attraversando il Plan de Roces sempre con una vista sul Piz Boe' e la Capanna Fassa, nostri obiettivi di escursione, si sale per gradoni e dislivelli fino a raggiungere la Forcella Antersass a mt.2839.
Tenendo sempre la vista sul nostro obiettivo e proseguendo verso destra, si attraversa un breve tratto attrezzato con cavi di acciaio, perche' esposto (e' consigliabile di assicurarsi con il set da ferrata per maggiore sicurezza), e si giunge al Rifugio Boe' mt.2871, dove ci si puo' riposare e rifocillare brevemente.
Non resta che da salire l'ultimo tratto del sentiero n.638 che porta alla sommita' del Piz Boe' mt.3152, dove una splendida "terrazza" rocciosa ci regala un fantastico panorama sulla Marmolada con il suo ghiacciaio in primo piano e le maggiori cime dolomitiche.
Siamo scesi poi dal lato opposto per facili e divertenti roccette fino a raggiungere la funivia del Sass Pordoi a mt.2950 che in un batter d'occhio ci ha "scodellato" giu' nel Passo a mt.2239.
Ci siamo ritenuti soddisfatti dell'escursione fatta ed abbiamo approfittato della "tecnologia" per superare l'ultimo tratto di dislivello in discesa.
Vi propongo alcune foto scattate con la mia fedele macchina fotografica anche se ce ne sarebbero moltissime da proporvi, visti i panorami ed i luoghi bellissimi attraversati.
Giudizio : da provare, escursione facile ma impegnativa in relazione alle quote raggiunte con i relativi sbalzi di temperatura ed altimetrici.
Richiede abbigliamento ed attrezzatura adeguata, nonche' preparazione fisica adeguata.
Richiedono molta attenzione i tratti attrezzati sia in salita e discesa, e l'ultimo tratto di salita alla cima perche' spesso in tramontana e con tracce di nevischio e ghiaccio.
Dislivello : mt. 1150 circa in salita e 400 in discesa calcolando i saliscendi.
Difficolta' : EE - EEA per il tratto attrezzato che richiede assicurazione con set da ferrata.

lunedì 6 settembre 2010

ALLEGRI INCONTRI

Durante la salita al Piz Boe' vicino al sentiero ci siamo incontrati e ci siamo osservati con curiosita' io e..........la simpatica marmotta !

martedì 31 agosto 2010

LIGURIA DA LEVANTO A MONTEROSSO





Una escursione con il vento ed il profumo del mare che ci accarezzano la pelle.
Partendo dal paese di Levanto ed attraversando il promontorio di Punta Mesco giungendo alla meta nel centro di Monterosso al Mare.
Potrebbe essere una continuazione del sentiero delle Cinque Terre percorrendolo al contrario.
Una facile escursione in un promontorio selvaggio e a dir poco spettacolare......... solo da provare per capire!
Partendo dal centro di Levanto si sale seguendo la costa verso il Castello che dopo averlo oltrepassato si procede salendo abbastanza rapidamente tra coltivazioni tipiche e macchia mediterranea sempre con la vista sul magnifico mare della baia.
Una volta giunti ad incrociare la strada si procede sempre verso destra e si giunge a delle indicazioni che indicano Punta Mesco e si imbocca il sentiero che costeggia un piccolo albergo.
Da qui seguendo l'unico sentiero si attraversano luoghi di incomparabile bellezza tra macchia mediterranea e scogliera a picco sul mare.
Una volta giunti ad un bivio dove girando a sinistra si scende a Monterosso, si puo' proseguire raggiungendo i ruderi del Monastero di Sant'Antonio e alla lanterna militare da dove si puo' spaziare sulla costa rocciosa delle Cinque Terre.
Ritornando al bivio tralasciato in precedenza si scende a destra verso il centro paese di Monterosso dove ci si puo' riposare le "stanche membra" sulla spiaggia dominata dalla gigantesca statua del Gigante Nettuno che sostiene una conchiglia.
Escursione molto facile con un dislivello di circa 300 mt. e percorribile in 2 ore e mezza, e' consigliabile evitare di farla in agosto con il sole battente perche' ci si potrebbe "cuocere" letteralmente.
La cartografia relativa alla zona può essere reperita presso : http://www.edizionidelmagistero.it/

SENTIERI


Quante vie abbiamo percorso, quanti sentieri abbiamo incrociato, quante vie e quante storie ancora incontreremo.
In montagna e nel bosco quanti sentieri.....grandi come autostrade percorsi dall'uomo e piccoli tracciati dal capriolo, stretti ed impervi percorsi dal camoscio, larghi e bassi creati dal cinghiale, corti e ripetitivi della marmotta da un sasso all'altro.
Tutti raccontano una o piu' storie, tutti portano in un luogo oppure lo attraversano.
E' vero ci danno sicurezza e ci sono familiari, se perdiamo il sentiero ci sentiamo a disagio ed in difficolta', e quando ritroviamo il fatidico segno bianco e rosso tiriamo un sospiro di sollievo.
Come vorrei percorrerli tutti ed incrociare mille storie di persone ed animali per scoprire forse tutto e forse niente.......
Rimane solo una cosa da fare : percorrerli questi sentieri cercando forse la verita'.

mercoledì 4 agosto 2010

DOLOMITI D'AMPEZZO Cristallino di Misurina









Finalmente una giornata con il meteo a nostro favore !
Assieme con il Gruppo Amici della Montagna una bella salita da loro organizzata su una delle Montagne piu' panoramiche del Gruppo del Cristallo.
Dalla sua cima si puo' ammirare un panorama di 360° a dir poco spettacolare, non si sa veramente dove guardare......le Tre Cime di Lavaredo, il Cristallo, la Croda Rossa e via via fino a vedere la catena degli Alti Tauri.
Un vero rosolio per l'anima !
E pensare che nei primi anni del 1900 questa zona fu teatro di sanguinosi scontri e fu testimone di sacrifici fisici e morali per noi inimmaginabili.
Il nostro trekking ha attraversato proprio le valli dove ci sono ancora i segni di quel sacrificio perpetrato da popoli che fortunatamente ora sono amici e vicini.
Il percorso che abbiamo fatto parte dalla Val Popena Alta sulla Alta Via delle Dolomiti n.3 contrassegnato anche con il n.222 di sentiero.
Si giunge salendo ad una biforcazione a circa 2000 mt con un sentiero ripido sulla destra che si dirige attraversando la Valle delle Baracche verso una gola rocciosa che sale tra le pareti verticali.
Si sale per il sentiero con qualche piccola acrobazia tra i massi e prestando orecchio a sassi che possono cadere dalle pareti verticali e dal canalino stesso.
Una volta raggiunta la Forcella Michele a 2590 mt sulla destra si procede sulla cresta fino a raggiungere la Vetta del Cristallino 2775 mt.
In discesa siamo ritornati per lo stesso sentiero della salita effettuando la variante percorrendo il sentiero n.224 che poi attraversando una sella scende velocemente al Lago di Misurina.
Dislivello circa 1100 mt (senza calcolare i vari saliscendi perche' sarebbero circa 1400 mt) in salita ed altrettanti in discesa.
Difficolta' EEA per chi sale fino in vetta.
Che dire....a voi le foto valgono piu' di mille parole !

martedì 27 luglio 2010

GRAN SASSO IL CORNO GRANDE









Qualche estate fa abbiamo deciso di passare le ferie in Abruzzo nel Parco Naturale del Gran Sasso.
Abbiamo scelto come base di alloggio un agriturismo nel paese di Castelli, celebre per le pregevoli ceramiche di squisita manifattura.
Subito siamo stati accolti dai paesani come se fossimo stati da sempre loro compaesani, con il loro tipico spirito di amicizia.....quasi ci sentivamo a disagio non essendo abituati a tanto.
Ancora ce lo ricordiamo piacevolmente ed ogni tanto ci viene voglia di ritornare.....
Sicuramente non mancheremo di ritornarci anche perche' l'Abruzzo e gli Abruzzesi sono meravigliosi.
La terra con i suoi "tremori" e' stata crudele e spietata con loro.
Sicuramente non vanno perse le occasioni per aiutarli e vi consiglio vivamente di farlo in ogni modo perche' le occasioni anche piccole non mancano.
In quel periodo ne abbiamo approfittato per girare in lungo ed in largo Campo Imperatore e la sua corona di montagne, ci sembrava di essere nel nostro parco divertimenti preferito!
Tra le varie escursioni che abbiamo fatto la piu' conosciuta e' quella di salire in vetta al Corno Grande del Gran Sasso per la via Normale.
Dopo aver parcheggiato all'Albergo di Campo Imperatore (mt.2120) famoso anche per aver ospitato in via forzosa Mussolini che poi venne liberato con un blitz aereo dai tedeschi che lo prelevarono dopo aver usato la piana di Campo Imperatore come pista di atterraggio, siamo saliti per il sentiero verso il rifugio Duca degli Abruzzi (mt.2388).
Dal Rifugio abbiamo proseguito per la Sella di Monte Aquila (mt.2335) oltrepassandola e seguendo il sentiero che domina la Conca degli Invalidi e che aggira in senso orario la montagna con superiormente la sua zona delle creste, e attraversando ghiaioni e detriti con tornanti stretti, si sale con facili tratti su roccette.
Sotto di noi la conca del ghiacciaio piu' a sud d'Europa....il ghiacciaio del Calderone, proseguendo in cresta si giunge alla croce sommitale del Corno Grande (mt.2914).
La vista che si puo' godere da quel punto e' a dir poco spettacolare!
Il Gran Sasso una vera montagna sul mare!!!
Dislivello complessivo circa 800 mt in salita ed altrettanti in discesa ritornando per la stessa via.
Difficolta' EE
Veramente da consigliare!
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