SCOPRIRE L'UOMO SCAVANDO DENTRO SE STESSI - QUESTO A MIO AVVISO E' IL FINE DI TUTTO - E' INDUBBIAMENTE LA PIU' STIMOLANTE DELLE AVVENTURE - Walter Bonatti

lunedì 5 novembre 2012

RIFUGI, BAITE E BIVACCHI

Quando partiamo per una escursione o per un lungo trekking, ci preoccupiamo di chiudere ben bene le case, e a volte partiamo magari con il pensiero che, nel frattempo che noi siamo via, i ladri pensino di visitare la nostra abitazione, dipende dalle zone in cui abitiamo.
Poi giungiamo in luoghi, dopo molte ore di cammino e salita magari in condizioni avverse, vediamo una baita in legno o piccola costruzione in pietra, apriamo la porta e.............
vediamo un ricovero attrezzato di tutto punto con letti, coperte, stufa, camino, legna per il fuoco, zucchero, tè, caffè ed altro ancora.
Noi abituati alla città ci sorprendiamo, lo vedo sempre nelle espressioni di chi, pur essendo avezzo a trovare luoghi accoglienti aperti a tutti, sempre si sorprende un pò.
Una di queste accoglienti costruzioni è la Baita ai Leib, sotto il Monte Coppolo, che si raggiunge partendo dal Passo Brocon con un paio di ore di cammino.

Qui si può trovare la traccia Gps su Wikiloc.







martedì 11 settembre 2012

DAL PASSO FEDAIA AL PIAN DEI FIACCONI

Una escursione sul gruppo montuoso più conosciuto delle Dolomiti : la Marmolada.
La montagna più alta delle Dolomiti, con Punta Penia raggiunge i 3343 mt di altezza.
Nessuna montagna fu contesa come questa, nella Prima Guerra Mondiale tra i Kaiserjager austriaci e Alpini italiani con trinceramenti chiamati la Città di Ghiaccio, recentemente tra le regioni Veneto e Trentino Alto Adige, ed anche tra ambientalisti e costruttori di impianti.
Camminando su di essa si può constatare quanto sia stata violata, con funivie, protezioni e reti per piste da sci, sbancamenti di roccia artificiali, piloni nuovi e piloni distrutti ma ancora visibili, condotte idrauliche, colonne di visitatori che vogliono salirla con tutti i mezzi possibili.
Tutto questo fa perdere il fascino della montagna vera, quella che per goderla a pieno, bisogna salirla a piedi e con le mani, con la fatica, l'impegno ed il rispetto che richiede una tale vetta.
Questa volta abbiamo voluto percorrere un sentiero poco conosciuto e fuori dal via vai frenetico, tanto che gli escursionisti incontrati durante il percorso si potevano contare nelle dita di una mano.
La partenza è dalla diga del lago Fedaia posto ai piedi del gruppo montuoso, volgendo le spalle al lago e passando sotto alla seggiovia dietro all'omonimo rifugio.
Procedendo si tiene la destra e si cammina sopra alla condotta dell'acqua per un agevole tratto.
Si prosegue seguendo il sentiero fino a raggiungere il Pian de Scalet a quota 2032 mt. e incrociato il sentiero CAI n. 619 si sale per raggiungere la condotta forzata e la forcella Col de Bous.
Durante questo tratto di salita si possono ammirare le "Marmitte della Marmolada", percorsi dell'acqua scavati dalla stessa nella roccia con cascate, vasche, torrenti su strette gole e anfratti.
Raggiunto il Col de Baranchie a 2205 mt. si prosegue per il tratto un pò più impegnativo del percorso, che richiede passo fermo ed assenza di vertigini essendo leggermente esposto.
Durante l'escursione si possono vedere ancora resti di baraccamenti costruiti durante la Guerra del 15-18.
Attraversato il tratto esposto, si giunge al Col de Bous a 2438 mt. dal quale si può vedere il ghiacciaio della Marmolada nella sua imponenza, e il Pian dei Fiacconi con l'omonimo rifugio.
Ancora un ultimo tratto di salita e siamo giunti alla meta a mt. 2626.
Dal Pian dei Fiacconi poi siamo scesi seguendo il sentiero che costeggia la seggiovia, con la grandiosa vista del Lago Fedaia e oltre del Bec da Mesdì e La Mesola.
Questo è il percorso in Gps  che potete visionare nei dettagli cliccando sul logo Wikiloc.










martedì 7 agosto 2012

IL BAFFELAN

Come sempre i sentieri delle montagne Recoaresi si rivelano selvaggi ed anche impegnativi.
Per la loro asprezza a volte mettono alla prova il bagaglio tecnico e l'allenamento di chi li percorre, me compreso.
Questa volta abbiamo percorso un sentiero conosciuto più dagli alpinisti che dagli escursionisti.
Il percorso lo abbiamo effettuato in senso orario, partendo dal Rifugio Campogrosso raggiungibile da Recoaro dove si può parcheggiare, si sale verso la Sisilla, che è la parete rocciosa che gli sta di fronte.
Si aggira a sinistra la Sisilla e si percorre il sentiero CAI 170, in direzione del passo del Baffelan sentiero CAI 177, in breve il sentiero sale guadagnando rapidamente quota tenendo sempre sulla sinistra le pareti rocciose della Cima delle Ofre.
Raggiunto il Passo del Baffelan a mt. 1660 si scende percorrendo la parte più impegnativa ed esposta del percorso, giù per il Boale del Baffelan.
Scendendo bisogna fare attenzione perchè ci si cala in un canalone ghiaioso tra alte pareti rocciose, dove c'è il notevole pericolo di scariche di sassi soprattutto dopo una pioggia o durante il disgelo.
La discesa appunto per la sua pericolosità non è assolutamente da sottovalutare.
In fondo al "boale" c'è un salto di una decina di metri da scendere tramite una grossa catena, quello è il punto più difficile del percorso perchè richiede un pò di tecnica di arrampicata.
Si scende poi fino al Passo delle Gane e si aggira la Sisilla sempre in senso orario fino a giungere al Passo di Campogrosso.
Breve ma intenso.........

Sentiero classificato EE sentiero alpinistico per esperti, obbligatorio il casco.

Quei luoghi sono stati percorsi dalle truppe dei due eserciti nella Prima Guerra Mondiale, e il Sengio della Sisilla fu un osservatorio ottimamente attrezzato, per osservare il sottostante passo Campogrosso.
Tutta la zona è disseminata di trinceramenti, osservatori e gallerie.
La storia più recente è stata scritta più felicemente percorrendo e creando nuove vie alpinistiche da Gino Soldà, valente alpinista recoarese.
Celebre è la via Soldà sul Baffelan, la quale ancora adesso viene salita da alpinisti che vogliono provare le stesse emozioni del suo ideatore.
Il percorso Gps si può scaricare QUI su Wikiloc.











martedì 31 luglio 2012

TRE CIME DI LAVAREDO E TORRE DI TOBLIN

Quando percorro sentieri delle montagne venete e le osservo attentamente, mi rendo conto che durante la prima guerra mondiale sono state eseguite opere, trinceramenti e gallerie tali da lasciare segni indelebili nei secoli.
Poi piano piano la natura si riprende i suoi spazi e rende tutto più uniforme........
Anche attraversando le Tre Cime di Lavaredo con le montagne che le stanno vicine si possono notare, fori di osservazione, gallerie, trincee, sbarramenti, resti di baraccamenti, resti di armamenti.
Il Monte Paterno è in tal senso eletto a museo all'aperto.
La Torre di Toblin è un'altra testimonianza degli eventi di quella epoca.
Posta sul confine tra Italia ed Austria, fu un punto chiave della difesa austriaca, la quale la utilizzava come osservatorio permanente della piana sottostante delle Tre cime, per osservare gli spostamenti delle truppe italiane.
Fu allestito un ricovero sulla sommità protetto da lastre di acciaio, attrezzato con telefono e parafulmini, ed armato con un mortaio che lanciava granate sulle linee nemiche sottostanti.
Fu un punto chiave per il presidio della zona delle Tre cime e del Monte Paterno, e fu individuato dal cappellano militare Josef Hosp, il quale da esperto rocciatore ne raggiunse la cima e constatò la notevole importanza strategica.
Fece attrezzare la parete con scalette di legno che venivano percorse dai militari per raggiungere la cima, da qui nacque il nome della ferrata delle scalette ancora attrezzata con il sistema delle scale.
Percorrere la ferrata e pensare che quelle pareti rocciose furono percorse da giovani soldati, con scarpe inadatte, senza protezioni di sicurezza e con il rischio di venire colpiti dal nemico rende il valore di quelle persone ancora più grande di quello che si pensa.
Il nostro percorso è stato concepito come una traversata delle Tre Cime di Lavaredo.
Siamo partiti dal Rifugio Auronzo, raggiungibile tramite la strada panoramica a pagamento, e percorrendo il sentiero n. 101 si tocca il rif. Lavaredo e aggirando le Tre Cime attraverso la Forcella Lavaredo si giunge sotto al Monte Paterno.
Percorrendo il sentiero costeggiando il Paterno si giunge al frequentatissimo rif. Locatelli.
Passando dietro al Rif.Locatelli ci si dirige verso la sella formata dal Sasso di Sesto e la Torre di Toblin.
Raggiunta la base della Torre di Toblin si aggira la stessa sulla sinistra ed in breve si giunge alla base della ferrata a mt. 2500.
La ferrata come al solito crea un filtro con una corta arrampicata che permette di raggiungere l'attacco vero e proprio.
La ferrata si sviluppa subito in verticale, ed è attrezzata con scalette metalliche, bisogna fare attenzione alle scariche di sassi smosse da chi precede, perchè la roccia e' friabile.
Lo sviluppo esposto del percorso si sussegue tra superamento di spigoli e diedri, per poi incunearsi in una larga fessura che richiede di essere superata in spaccata puntando i piedi sulle sue pareti.
Si prosegue poi per la cima con un ultimo tratto che richiede un pò di destrezza e tecnica perchè esposto senza appigli artificiali.
Una volta raggiunta la cima a mt. 2615 siamo scesi per la più facile via attrezzata chiamata sentiero del cappellano Hosp.
Raggiunta la base della Torre di Toblin siamo giunti nuovamente al rif.Locatelli e percorrendo il sentiero n. 105 fino alla vallata del Monte Mattina si giunge brevemente alla nostra meta che è il Rif.Tre Scarperi a mt. 1626.
La traccia GPS del percorso si può vedere e scaricare QUI su Wikiloc.









martedì 10 luglio 2012

I COLORI DEL LAGO SORAPISS

La tavolozza di colori che la natura ha a sua disposizione sono infiniti.......
Ogni volta mi sorprendo scoprendo luoghi che sono di immensa bellezza.
Uno di questi luoghi è il Lago Sorapis,
Il colore può variare con sfumature dal verde giada all'azzurro, dipende dal cielo e da dove lo si ammira,
Una cosa è sicura, è uno di quei luoghi che ti fanno sentire a tuo agio, e che ti invita a stenderti sulla sua riva e a rimanerci per un tempo indefinito.......
Il percorso che noi abbiamo fatto si sviluppa partendo dalla località Federavecchia di fronte all' albergo Cristallo, salendo poi lungo la Val Bona e seguendo le indicazioni per il Rifugio Vandelli.
Questo rifugio si raggiunge con il sentiero CAI 217 ed è posto proprio di fronte al lago incastonato in un suggestivo anfiteatro di origine glaciale, che sembra proteggerlo in un immenso abbraccio e con il "Dito di Dio" che sovrasta tal luogo di rara bellezza.
Il "Dito di Dio" è un pinnacolo roccioso che sovrasta il lago Sorapis.
Il percorso poi prosegue attraversando una cengia attrezzata con funi e scalette che ci permette di raggiungere il Passo Tre Croci.
Il percorso si può scaricare da Wikiloc QUI














mercoledì 20 giugno 2012

PICCOLE DOLOMITI - SALITA A CIMA CAREGA


Le Piccole Dolomiti !
Cosi' chiamate per la prima volta da Francesco Meneghello in un articolo pubblicato nel 1925 nella rivista del CAI, il nome deriva dalla somiglianza con le sorelle maggiori le Dolomiti.
La roccia che le compone come le sorelle maggiori e' la dolomia, la asprezza delle pareti, e la varieta' di vie alpinistiche che raggiungono anche il sesto grado superato per la prima volta dall'alpinista Gino Solda' di Recoaro sul Baffelan, le rendono molto somiglianti alle cime piu' blasonate.
Molte pagine di storia alpinistica locale sono state scritte e create su quelle pareti.
Anche nei tempi antichi le popolazioni di origine germanica chiamate Cimbri scelsero quei luoghi per vivere e sostentarsi, Giazza e la sua foresta sono luoghi noti in tal senso.
Sono luoghi che io personalmente preferisco, le Piccole Dolomiti e l'Altopiano di Asiago sono le mie montagne predilette, sebbene le Dolomiti e altre montagne europee siano bellissime e elette universalmente e indiscutibilmente come i luoghi piu' belli, le "mie montagne" con la loro storia e le loro bellezze naturalistiche sono le vie dove ritorno spesso e che dove a volte sento il forte richiamo di andarci.
A volte quando parlo con appassionati di montagna di quelle cime, vedo la loro espressione perplessa a volte quasi "schifata", e mi dicono : a ma a te piacciono montagne di "quel tipo", per citare una delle tante espressioni.
Effettivamente si, mi piacciono montagne di "quel tipo"...........







DAL RIFUGIO REVOLTO A CIMA CAREGA

Una escursione facile ma resa piu' alpinistica dalla ferrata Campalani che abbiamo percorso in andata per raggiungere la cima.
Siamo partiti dal Rifugio Alpino Revolto (mt.1375) dopo aver parcheggiato in prossimita', proprio di fianco al rifugio si puo' prendere il sentiero che sale e si raccorda con la facile strada militare (sentiero n.109) che passa per il Rifugio Passo Pertica (mt.1522).
Sempre seguendo la strada militare si puo' raggiungere l'alpe di Campobrun e il Rifugio Scalorbi oppure senza toccarlo prima si puo' imboccare sulla sinistra il sentiero n.G12 con indicazioni Bocchetta Mosca che sale verso la Cima Carega e il Rifugio Fraccaroli.
A un certo punto sulla sinistra il sentiero devia con indicazione della via ferrata n.G03 e si procede verso la parete dove si trova la ferrata, il sentiero devia ancora a sinistra e sale proprio a ridosso della parete.
Contraddistinta da una targa metallica si trova la partenza della ferrata.
Si possono vedere anche i camosci che popolano quelle pareti rocciose e tutto il Gruppo del Carega.
A noi è capitato che mentre ci stavamo preparando per la salita sono venute giu' delle scariche di sassi......e una volta alzato lo sguardo per capire come mai venivano giu' tutti quei sassi abbiamo visto un camoscio che curioso ci osservava dall'alto della parete rocciosa !!
Mi sorprendono sempre quei camosci per dove riescono a salire !
A noi servono imbrago, casco, longe, moschettoni, fettucce e quant'altro e loro li vedi sopra di te che si spostano con estrema agilita' su spazi inesistenti.


La ferrata, bella e divertente, dopo la partenza che come la maggior parte delle vie ferrate richiede un po' di tecnica e crea un "filtro" per gli inesperti, si procede con dei bei passaggi tecnici e si sale per uno stretto camino che puo' risultare difficile da salire se si ha uno zaino ingombrante.
Una volta completata la ferrata si procede in cresta fino al Rifugio Fraccaroli posto poche decine di metri sotto la Cima Carega.

Al ritorno si puo' scendere per il comodo Vallon della Teleferica oppure come abbiamo fatto noi si percorre il sentiero n.108 bis che scende fino a raccordarsi con la strada militare che ridiscende verso il Rifugio Revolto.

La traccia Gps si puo' scaricare su Wikiloc, e' sufficiente solo registrarsi.
Per la traccia Gps clicca QUI

martedì 5 giugno 2012

SERATA PER LA MONTAGNA

Un evento culturale molto interessante che si svolge in un contesto molto bello, la Villa Contarini di Piazzola sul Brenta.



giovedì 12 aprile 2012

COLLI EUGANEI IL BUSO DEI BRIGANTI






I Colli Euganei sono dei rilievi che sembrano sorgere dal nulla in mezzo alla piatta Pianura Padana, ogni tanto ci ritorno volentieri a camminare da solo o con amici, per me sono un utile allenamento quando per motivi di tempo non posso spostarmi lontano, ed ogni volta visito con curiosita' quei luoghi anche se ci sono passato gia' molte volte e in stagioni diverse.
Ogni momento ed ogni stagione regalano aspetti e paesaggi diversi dei Colli Euganei.
Per il loro clima e per la loro posizione elevata e protettiva sono stati abitati fin dall'antichita'.
Uno dei percorsi che ci fanno attraversare la storia nelle varie epoche e' il giro del Monte Cinto e il Buso dei Briganti.
Il Monte Cinto ha ai suoi piedi una antica cava di riolite, ed in prossimita' della cima si trova dopo esser scesi tra roccette, davanti ad un passaggio scavato nella roccia con ancora i segni di appoggio di una porta di chiusura, e' il cosi' chiamato "Buso Dei Briganti" dove si narra che i briganti stessi si nascondessero per sorvegliare la strada sottostante (un centinaio di metri piu' in basso) per depredare chiunque passasse in quei luoghi.
Fu anche un deposito di polvere esplosiva e armi sempre dei stessi briganti.
La origine della porta si dice risalga addirittura all'anno mille quando esisteva ancora un castello fortificato sul monte cinto, e che servisse da punto di osservazione e guardia della vallata sottostante.
Quel passaggio nella roccia rimane ancora comunque un luogo ancora misterioso e svelato solo parzialmente nei suoi usi antichi.
La descrizione del percorso si puo' vedere a questo link del Parco Colli Euganei.
Inoltre per chi volesse vedere e scaricare la traccia GPS la puo' trovare qui : TRACCIA GPS WIKILOC

martedì 3 aprile 2012

IN NOTTURNA AL RIFUGIO CITTA' DI FIUME




Una semplice camminata di notte al chiaro di luna, in compagnia delle piu' belle montagne Dolomitiche e del manto di stelle che come una coperta ci avvolge e ci protegge.
Il nostro punto di riferimento e' il Rifugio Citta' Di Fiume a quota 1918 mt sulle Dolomiti Orientali
posto accanto ai dolci declivi del Col de la Puina, di fronte la maestosa parete settentrionale del Pelmo, del Pelmetto con il caratteristico "caregon" (il trono gigantesco formato dalla sua struttura rocciosa), quindi la Civetta e, lontano il ghiacciaio della Marmolada ed il gruppo del Sella. E' ubicato nell’itinerario dell’Alta Via n.1 delle Dolomiti e della Via Alpina.
Il Rifugio si trova qui.
E se vi piace si possono vedere la webcam del rifugio.
Siamo partiti dal piazzale in prossimita' del Passo Staulanza e siamo saliti per la facile carrabile che passa vicino alla Malga Fiorentina a quota 1800 mt e poi raggiunge molto rapidamente il Rifugio.
Si puo' effettuare una variante verso la Forcella Forada a quota 1977 mt, dove si puo' ammirare molto bene il panorama stellato.
La traccia GPS dell'escursione si puo' scaricare cliccando qui : Traccia Kml

venerdì 16 marzo 2012

SIMBOLI DI PIETRA





Nel cammino in zone impervie, spesso poco segnalate capita di perdere il segnale colorato che identifica il sentiero. A volte ci si ferma e si guarda intorno alla ricerca della traccia del sentiero e del segnale inconfonfondibile che lo identifica, e mentre si cerca la via giusta un senso di disagio magari ci pervade, ancor piu' insistentemente se si e' stanchi dopo un lungo tragitto. Per fortuna guardando attorno spesso si intravede una sagoma di un piccolo omino fatto di sassi che amichevolmente ci indica la strada giusta. Si trovano spesso questi gnomi di sassi, alti, bassi, larghi, alti, dritti e inclinati da un lato, che come la varieta' della razza umana si presentano con le forme piu' diverse. Sono la' che con la loro presenza rassicurante ci indicano che la scelta di percorso che abbiamo fatto e' quella giusta. Non e' una usanza nuova, anzi e' antichissima, ed e' diffusa in tutto il mondo. Uno dei piu' famosi simboli di pietra e' l'Inukshuk degli Inuit addirittura adottato come simbolo ufficiale delle Olimpiadi Invernali del 2010 a Vancouver in Canada. L'Inukshuk e' il simbolo sacro degli Inuit, usato per segnalare i territori e per indicare la via giusta, per indicare un buon punto di pesca oppure dove passano le mandrie di animali da cacciare, oppure come simbolo per ricordare una persona cara. In mongolia si chiamano Ovoo e sono il confortante segno che si trova lungo il cammino, su di essi vengono lasciati omaggi e segni del proprio passaggio ed addirittura usanza vorrebbe che si girasse attorno al Ovoo tre volte in segno propiziatorio. In Tibet, Ladakh e nelle regioni Himalayane sono diffusissimi i Muri Mani, muri costruiti a secco con pietre scolpite con preghiere votive. Anche in Alto Adige nelle Alpi Sarentine sulla sommita' del Monte Schonek si trovano piu' di un centinaio di simboli di pietra, dal significato tuttora ancora sconosciuto.......
Questi simboli che a volte troviamo nel nostro sentiero sono un segno confortante che non siamo soli, ma che qualcun altro prima di noi ha lasciato questi segnali per aiutare chi percorrera' lo stesso cammino.

mercoledì 1 febbraio 2012

TREKKER DELL'ANIMA


Ci sono a volte momenti per i quali si rimane lontani dai luoghi selvaggi.
Sentire il vento libero della montagna, l'aria frizzante dell'alta quota, lo stormire delle fronde degli alberi, sono degli unguenti per l'anima.
Sentirsi perduti nella foresta e fare appello alle proprie risorse, sapere che dobbiamo contare solo sulle nostre capacità per poter trovare la strada giusta.
Sentire il freddo secco della montagna sulla pelle e camminare sul sentiero di neve per andare alla ricerca di noi stessi.
Raggiungere i nostri obiettivi nonostante gli innumerevoli ostacoli da affrontare.
Cercare il giusto sentiero da percorrere per raggiungere la vetta.
La ricerca di noi stessi è lotta tenace ma ci permette di attraversare luoghi e momenti meravigliosi.
Tutti noi siamo dei trekker dell'anima.

Gio
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